LARGER THAN LIFE

 

4 colpi di pistola hanno messo per sempre la parola fine alla sua giovane esistenza, ma a distanza di oltre 20 anni la sua leggenda è più viva che mai. Stiamo parlando di Notorius B.I.G., uno dei più grandi rapper di sempre, freddato nel corso di una sparatoria automobilistica la notte tra l’8 e il 9 marzo 1997 a Los Angeles, appena 6 mesi dopo l’uccisione, nelle medesime modalità, di Tupac Shakur. Ma Biggie, come lo conoscevano tutti, era originario della Grande Mela, di quell’East Coast che combatteva a colpi di rap (e non solo) un’accesa guerra contro la West Coast. 

Nato nel 1972 a Brooklyn da una famiglia di origine giamaicana, Christopher George Latore Wallace (questo il suo vero nome) si fa notare appena ventenne per la sua straordinaria capacità di rappare, che lo porta a incidere per l’allora poco conosciuto Sean John Combs (P. Diddy). Il suo primo album, Ready to Die (mai titolo fu più profetico), è un vero successo e in poco tempo B.I.G. diventa uno dei rapper di maggior spicco, prima di New York e poi di tutti gli Stati Uniti.

Il motivo di questo successo è tutto nei suoi testi, molto più personali e profondi rispetto a quelli proposti dai rapper di quell’epoca, generalemente più aggressivi o scanzonati. Crimini, donne, droga e violenza, ma con un tono più riflessivo, a volte addirittura malinconico.

Lo stile unico di Biggie si distingue dagli illustri colleghi anche nel look con un’eleganza sopra le righe. B.I.G. riscrive i codici della moda hip-hop di quel tempo mescolando elementi di alta moda come i vistosi occhiali da sole e le camicie Versace con i colorati maglioni COOGI, fino a quel momento prerogativa dell’upper class dedita al golf e alle gite in yacht. Biggie riporta in auge anche i maglioni dolcevita, che molti identificavano come il tipico capo per uomini dalla barba lunga e cartoline natalizie, abbinandoli a lunghi cappotti di pelle, baschi Kangol o cappelli Homburg, assieme ad accessori come i grossi ciondoli in oro con la figura di Gesù Cristo e i bastoni da passeggio. Un stile immortale, proprio come la sua musica.

 

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