LA RIVINCITA DI DAPPER DAN

DALLE STRADE DI HARLEM
A GUCCI

 

 

Li ha copiati tutti, più o meno. E alla fine hanno iniziato a copiare lui! La parola rivincita sembra davvero essere il filo conduttore di tutta la vita di Daniel Day, conosciuto da tutti come Dapper Dan, “lo stilista hip-hop di Harlem”. Rivincita prima di tutto contro la povertà della sua infanzia, quando era costretto a vestirsi con abiti di fortuna, stracci più che veri e propri vestiti.

Proprio da qui parte la sua prima rivincita. Inizia a confezionare abiti su misura per rapper, attori, sportivi e chiunque passasse dalla sua colorata boutique al 43 East Street 125, nei pressi di Madison Avenue, a New York. Ma i suoi non sono abiti su misura come quelli che si vedono a Londra. Le sue creazioni sono un vero e proprio specchio dei tempi, di un’epoca che ha visto nascere e diffondersi la cultura hip-hop negli Stati Uniti. Abiti oversize, vistosi, che prendono in prestito i tessuti e i loghi delle grandi case di moda come Louis Vuitton, Fendi e Gucci per dare, letteralmente, una nuova veste a questi marchi. Più che allievo delle grandi firme, quindi, Daniel Day è stato prima di tutto un allievo della strada. Prende i grandi marchi e li reinterpreta per i suoi clienti che, con il passare del tempo, diventano sempre più numerosi e prestigiosi: da LL Cool J, a Mike Tyson, passando per P Diddy, Nelly, Jay Z, Salt-N-Pepa, Mark Jackson e molti altri.

Uno stile talmente inconfondibile da non passare inosservato, nemmeno da Fendi che, dopo numerose battaglie legali, nel 1992 contribuisce alla chiusura della boutique più amata di Harlem. La seconda rivincita arriva nel 2017, quando Alessandro Michele “rende omaggio” nella Gucci Cruise 2018 a un famoso capo realizzato nel 1989 per la campionessa olimpionica Diane Dixon.
Plagio o meno, questo episodio segna la rinascita di Dapper Dan, con l’inizio di una collaborazione con la maison di moda italiana e la riapertura dell’atelier che l’ha reso famoso. Non è questo, forse, il miglior dito medio che potesse fare, il caro e vecchio “Re del falso” che, all’età di 70 anni, continuare a dettar leggere in fatto di street style (e non solo)?